Sul finire del 1992 subì un infortunio e, non potendo più svolgere la mansione di
operaio, ebbi il compito di andare a raccogliere medicinali e batterie esauste
in tutti i comuni serviti dall'azienda (il tarantino e una buona parte del
barese).
Ritirato il materiale, svuotavo tutto
negli appositi bidoni posizionati nel capannone di Triggiano. In seguito, Paolo Lombardi mi incaricò di
consegnare i farmaci ad una ditta turese e le pile ad Acquaviva, dove
possedevano un altro capannone. Per i farmaci, però, mi raccomandò di togliere
tutti gli involucri e bruciarli in una fornace, sempre collocata a Triggiano.
Il lavoro richiedeva troppo tempo ed ogni minuto era prezioso per l'azienda,
quindi mi fu "suggerito" di bruciare
direttamente tutti i medicinali. Con discrezione, s'intende!