Il secondo incontro
Lasciata l'alma pensierosaMister bis continua per lo sperduto piano
a cercar la via della salvezza invano
quand'ecco dinanzi al volto gli fa paro
uno stuolo di dottori che conta il grano.
Non t'attardar nel tuo sentiero
− proferì il solerte scudiero −
solo potrai scorger la corte buffa
dell'umana gente che si rabuffa.
Se si parla di
vil denaro
io son sempre
ignaro!
E se sento odor
di sparo
il palazzo metto
in chiaro
e dalla parte delle
giustizia mi dichiaro.
Tuttavia non
celare il pensiero,
solerte
destriero,
dimmi chi furon
codesti saggi
che s'empiron le
pance di omaggi.
Dimentivan le provette per strada
e la concentrazione era sempre rada.
Pie anime s'affaccendaron nei contro oli
ma troppo voller ber soli
ed aver tutto l'oro ch'è sotto la luna
portò lor sfortuna.
Codeste alme patiscon mala sorte
per esser state poco accorte:
inizian ad emanare delle lor vergogne
l'odor acre delle menzogne.
Quanti caimani ancor
in questo raduno!
Eppur da anni
non fan digiuno...
Negletti affamati
dalle brame
divorati!
Non fu lor
insegnato
che al caval
donato
in bocca non va
guardato!
Mentre i due allungavan
il passo
udiron gran
chiasso.
Un'alma dalla
rabbia accecata,
la spalla di
Mister Bis bloccata,
chiedeva
soddisfazione
per la scomoda
posizione.
E come dal
pensier si passa all'azione
tosto gridò con
determinazione
Fiocco fu il nome mio
e duello chiunque a non dirmi pio
La mia bontà tuttor risuona
nella città che la Serpe incorona.
Degli avi miei proseguì il mandato
diventando nel tempo dotto raffinato.
Mia nobil stirpe prestava misericordie e pane
financo alle perpetue anziane
− tutto per evitar grane
e guadagnar le lodi quotidiane.
Con il cordone stretto alla borsa
avvolgea in morbida morsa
chi nel debito che 'l fiato toglie
scommetteva le proprie spoglie.
Propizio amico a
me tanto uguale
(anche in
salario e percentuale)
ben conosco la
fierezza del tuo natale
quello che m'è
difficil spiegare
è quale immondo
male
ti ha colto come
strale?
Perché nel regno
ove clemenza s'attende
continui le tue
oneste faccende?
Non merita
nostro ceto l'esser deriso
bensì, di
diritto, il paradiso!
Generale che due volte dura
non vender a me la tua impostura.
A lungo lavorammo insieme
per realizzare la lombarda speme.
Risparmia arringa e saliva densa
per quando a te toccherà stessa ricompensa.
Ebbene, propizio
amico, parla franco
non passar nulla
sottobanco...
− che dolce
rimembrar di buste
scivolar nella
mani giuste! −
L'inferno mi sarebbe spettato
ma in tempo ho ingraziato
il sommo mietitore
e il lombardo debitore:
cangiai per finta il mio mestiere
aprì mille e un cantiere
dove la rena diventa bianca
e ogni porta si spalanca.
Di molti saggi amici mi circondai
e alle patrie celle il mio affetto mandai
per addolcir chi per difetto o errore
al chiuso trascorre l'ore.
Il giudizio per ora è sospeso
eppur l'animo è sempre teso:
chi ancor l'orma in terra posa
mi avvisa di ventura rischiosa.
Tu di miracol hai avuto sacramento:
non scordar, dunque, il giuramento.
Come molle piramide siamo
il primo cade e tutti lo seguiamo.
Mister bis in
volto rosso,
con l'animo
scosso,
si congedò dal
fiocco.
Dopo aver vagato
per questa valle
incontrando
lacrime e umane falle,
col suo prode
scudiero sempre pronto
con chi crede
debole allo scontro,
a uscir fora
s'apprestò,
ma il solerte il
passo gli bloccò
e al gentil
orecchio sussurrò:
"Padrone la
veste si è sporcato
non può andar in
paradiso macchiato"
Scusate... Chi
Delinque è Delinquente... ?
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