Il Delinquente

Il Delinquente

venerdì 13 dicembre 2013

La Divina Commedia Conversanese. Purgatorio

Il secondo incontro
 
Lasciata l'alma pensierosa
Mister bis continua per lo sperduto piano
a cercar la via della salvezza invano
quand'ecco dinanzi al volto gli fa paro
uno stuolo di dottori che conta il grano.
 
Non t'attardar nel tuo sentiero
− proferì il solerte scudiero −
solo potrai scorger la corte buffa
dell'umana gente che si rabuffa.

Se si parla di vil denaro
io son sempre ignaro!
E se sento odor di sparo
il palazzo metto in chiaro
e dalla parte delle giustizia mi dichiaro.
Tuttavia non celare il pensiero,
solerte destriero,
dimmi chi furon codesti saggi
che s'empiron le pance di omaggi.

Dimentivan le provette per strada
e la concentrazione era sempre rada.
Pie anime s'affaccendaron nei contro oli
ma troppo voller ber soli
ed aver tutto l'oro ch'è sotto la luna
portò lor sfortuna.
Codeste alme patiscon mala sorte
per esser state poco accorte:
inizian ad emanare delle lor vergogne
l'odor acre delle menzogne.

Quanti caimani ancor in questo raduno!
Eppur da anni non fan digiuno... 
Negletti affamati
dalle brame divorati!
Non fu lor insegnato
che al caval donato
in bocca non va guardato!

Mentre i due allungavan il passo
udiron gran chiasso.
Un'alma dalla rabbia accecata,
la spalla di Mister Bis bloccata,
chiedeva soddisfazione 
per la scomoda posizione.
E come dal pensier si passa all'azione
tosto gridò con determinazione

Fiocco fu il nome mio
e duello chiunque a non dirmi pio
La mia bontà tuttor risuona
nella città che la Serpe incorona.
Degli avi miei proseguì il mandato
diventando nel tempo dotto raffinato.
Mia nobil stirpe prestava misericordie e pane
financo alle perpetue anziane
− tutto per evitar grane
e guadagnar le lodi quotidiane.
Con il cordone stretto alla borsa
avvolgea in morbida morsa
chi nel debito che 'l fiato toglie
scommetteva le proprie spoglie.

Propizio amico a me tanto uguale
(anche in salario e percentuale)
ben conosco la fierezza del tuo natale
quello che m'è difficil spiegare
è quale immondo male
ti ha colto come strale?
Perché nel regno ove clemenza s'attende
continui le tue oneste faccende?
Non merita nostro ceto l'esser deriso
bensì, di diritto, il paradiso!

Generale che due volte dura
non vender a me la tua impostura.
A lungo lavorammo insieme
per realizzare la lombarda speme.
Risparmia arringa e saliva densa
per quando a te toccherà stessa ricompensa.

Ebbene, propizio amico, parla franco
non passar nulla sottobanco...
− che dolce rimembrar di buste
scivolar nella mani giuste! −

L'inferno mi sarebbe spettato
ma in tempo ho ingraziato
il sommo mietitore
e il lombardo debitore:
cangiai per finta il mio mestiere
aprì mille e un cantiere
dove la rena diventa bianca
e ogni porta si spalanca.
Di molti saggi amici mi circondai
e alle patrie celle il mio affetto mandai
per addolcir chi per difetto o errore
al chiuso trascorre l'ore. 
Il giudizio per ora è sospeso
eppur l'animo è sempre teso:
chi ancor l'orma in terra posa
mi avvisa di ventura rischiosa.
Tu di miracol hai avuto sacramento:
non scordar, dunque, il giuramento. 
Come molle piramide siamo
il primo cade e tutti lo seguiamo.

Mister bis in volto rosso,
con l'animo scosso,
si congedò dal fiocco.
Dopo aver vagato per questa valle
incontrando lacrime e umane falle,
col suo prode scudiero sempre pronto
con chi crede debole allo scontro,
a uscir fora s'apprestò,
ma il solerte il passo gli bloccò
e al gentil orecchio sussurrò:
"Padrone la veste si è sporcato
non può andar in paradiso macchiato"



Scusate... Chi Delinque è Delinquente... ?

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