Il Delinquente

Il Delinquente

sabato 28 dicembre 2013

La "Contro-Protesta"

Sul finire del 1992 subì un infortunio e, non potendo più svolgere la mansione di operaio, ebbi il compito di andare a raccogliere medicinali e batterie esauste in tutti i comuni serviti dall'azienda (il tarantino e una buona parte del barese).
Ritirato il materiale, svuotavo tutto negli appositi bidoni posizionati nel capannone di Triggiano. In seguito, Paolo Lombardi mi incaricò di consegnare i farmaci ad una ditta turese e le pile ad Acquaviva, dove possedevano un altro capannone. Per i farmaci, però, mi raccomandò di togliere tutti gli involucri e bruciarli in una fornace, sempre collocata a Triggiano. Il lavoro richiedeva troppo tempo ed ogni minuto era prezioso per l'azienda, quindi mi fu "suggerito" di bruciare direttamente tutti i medicinali. Con discrezione, s'intende!


Verso la fine del settembre 1993 i "signori Lombardi" mi chiesero di partecipare ad una manifestazione che il sindacalista Vincenzo Bolognino (promotore della protesta del 1990) aveva indetto in piazza a Conversano. Chiesi a cosa servisse la mia presenza e mi risposero che dovevo solo andare a dare un'occhiata ... ascoltare quello che veniva detto...
Quella sera, mentre Bolognino parlava, sentì qualcuno gridare che stava registrando tutto e che avrebbe denunciato per quello che era stato affermato contro l'azienda. Mi girai in direzione di quella voce che mi sembrava di conoscere e vidi Rocco Lombardi (figlio di Nicola Lombardi) e suo cugino Francesco Campagna che sventolavano con disinvoltura un registratore.
I manifestanti, che avevano riconosciuto i due ragazzi, li accerchiarono con brutte intenzioni. Istintivamente mi buttai in mezzo alla mischia, attirai l'attenzione su di me e i due riuscirono a defilarsi.

Il giorno dopo, arrivato in ufficio, il primo ad accogliermi fu Nicola Lombardi che si complimentò per l'aiuto dato al figlio; poi incontrai Paolo Lombardi che, come il fratello, mi ringraziò e mi invitò ad accompagnarlo in discarica, dove doveva incontrare una persona.
Durante il viaggio, mi chiese una mano per riaprire la discarica che, a dire suo, gli era stata "tolta" in maniera ingiusta. Domandai in che modo potevo aiutarli, visto che non conoscevo nessuno a Conversano... Mi rispose che, arrivati in discarica, mi avrebbe fatto conoscere una persona che nel 1990 gli aveva dato una mano a spostare tre camion che bloccavano il passaggio in discarica. Per questo aiuto, quella persona era stata ricompensata con 100milioni di lire (Diavolo! − pensai dentro di me − questi hanno soldi da buttare se pagano una cifra così alta per non ottenere nessun risultato...).
Giunti in discarica, dopo qualche minuto arrivò questa persona, tale Giuseppe. Paolo Lombardi me lo presentò e mi disse che sarebbe venuto il figlio e che dovevo trovargli un lavoretto in discarica. Poi si allontanarono e si misero a parlare in privato. Più o meno dopo un quarto d'ora si salutarono e riportai Paolo Lombardi a Triggiano. Sulla strada del ritorno, mi confidò che questa persona lo proteggeva (non capii da cosa... ma per me era lo stesso...).

Tornati in ufficio fui accolto dal Dottor Vincenzo Lombardi, che come gli altri due fratelli, prima si complimentò per aver aiutato i due ragazzi e poi mi chiese di dare una mano per la riapertura, impegnandosi a farmi conoscere altre persone di Conversano che potevano essermi d'aiuto.
«Va bene... ». Questa fu la mia risposta, data senza pensare a cosa stavo andando incontro.

Il giorno dopo, i tre fratelli Lombardi mi presentarono Domenico Di Mise, Leonardo Totaro e tale Vincenzo (che dopo poco tempo lascerà il gruppo). Tutti cittadini di Conversano disposti a farmi conoscere altri amici insieme ai quali "lavorare" per riaprire la discarica.
Da quel momento, precisò il Dottor Vincenzo, dovevo pensare solo ad organizzare le varie manifestazioni.
Nei giorni seguenti, Di Mise e Totaro mi presentarono altra gente del posto, tra cui Michele Di Battista (ucciso in un agguato il 14 febbraio 2010). Tutti ragazzi che vivevano alla giornata e a cui la riapertura della discarica non interessava affatto. Vincenzo Lombardi, avendo intuito che questa poteva essere la strada giusta, motivò i ragazzi offrendosi di pagare per "il disturbo" ogni settimana: lungimirante come sempre, seppe sfruttare la necessità di chi non sapeva come sopravvivere per raggiungere il proprio scopo.

Cominciai così a dedicarmi al nuovo incarico ricevuto. Per prima cosa, con il gruppo di ragazzi che si era creato, iniziammo a dar fastidio ai politici locali: andavamo alle riunioni di giunta comunale e, non appena consiglieri o assessori iniziavano a parlare di qualsiasi argomento, impedivamo loro di proseguire, dicendo di occuparsi dei nostri posti di lavoro che avevamo perso a causa della chiusura della discarica. In realtà nessuno di quei ragazzi, a parte me, era davvero un operario della Lombardi che stava rischiando il posto di lavoro.

Questa sceneggiata proseguì per tutto il mese di Ottobre 1993. A Novembre dello stesso anno mi fu "chiesto di alzare la posta" e, in occasione dell'ennesimo Consiglio Comunale, decidemmo di occupare l'aula consiliare. Arrivarono i Carabinieri del comando di Monopoli e della Stazione di Conversano e ci invitarono a terminare la protesta in maniera bonaria. A quel punto chiesi di parlare con il Sindaco. Dopo qualche minuto mi fu comunicato che il primo cittadino era indisponibile, tuttavia il vicesindaco, l'ing. Abruzzese, era pronto ad ascoltarci. Intese le ragioni della nostra protesta, Abruzzese mi spiegò che l'unico ente che aveva il potere di riaprire la discarica era la Provincia. Quando ci venne dato l'ultimatum per sgombrare l'aula, acconsentì serenamente. Del resto il primo obiettivo era raggiunto: ritornare a far parlare della riapertura della discarica.

L'indomani riportai a Triggiano quello che era accaduto e mi venne dato il compito di continuare a manifestare in Provincia. Prima, però, bisognava che il loro amico Gino Priore preparasse il terreno, facendo due chiacchiere con l'assessore all'ambiente Lorenzo Fazio. «Torna in discarica e tieniti buoni i ragazzi, poi ti avviseremo quando andare», queste le parole del Dottore che, nel congedarmi, mi dette un po' di soldi da distribuire ai ragazzi.

Qualche giorno dopo fui chiamato dal Dottor Vincenzo. Mi avvisava che potevamo andare in Provincia e che non dovevo preoccuparmi di nulla: «Nessuno vi fermerà e fate molto casino, come sai fare tu...». Ci venne messo a disposizione il pullman della Lombardi e, una volta arrivati in Provincia, recitammo il solito copione, inscenando una manifestazione che, seppur lasciò il suo segno, non fu ritenuta sufficiente dai Lombardi.
Dovevamo ritornare e "farci sentire". Ci tenevamo o no al nostro lavoro? Il ricatto era servito e i margini di scelta non erano molti. 
Così organizzammo una seconda manifestazione ma, questa volta, entrammo negli uffici e riuscimmo a farci promettere che il Presidente sarebbe stato informato delle nostre richieste. Ingenuamente soddisfatti rientrammo a casa. E soddisfatto si dimostrò anche il Dottore: avrebbe parlato lui con Fazio e mi avrebbe fatto sapere il da farsi. Nel frattempo, dovevo continuare a "tenere buoni" i ragazzi (motivo per cui mi dette un altro po' di soldi da distribuire).

La mattina dopo questo incontro ci riunimmo in discarica con i ragazzi che volevano sapere cosa fare. «Dobbiamo aspettare che ci diano disposizioni, per adesso datemi i vostri libretti di lavoro così controlliamo che siano in regola». Infatti, i Lombardi mi avevano chiesto di tenere tutto pronto in modo che, quando la discarica avrebbe riaperto, i ragazzi sarebbero stati assunti e avrebbero iniziato a lavorare da subito, senza perdere altro tempo.


Scusate... Chi Delinque è Delinquente... ?

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