Sul finire del 1992 subì un infortunio e, non potendo più svolgere la mansione di
operaio, ebbi il compito di andare a raccogliere medicinali e batterie esauste
in tutti i comuni serviti dall'azienda (il tarantino e una buona parte del
barese).
Ritirato il materiale, svuotavo tutto
negli appositi bidoni posizionati nel capannone di Triggiano. In seguito, Paolo Lombardi mi incaricò di
consegnare i farmaci ad una ditta turese e le pile ad Acquaviva, dove
possedevano un altro capannone. Per i farmaci, però, mi raccomandò di togliere
tutti gli involucri e bruciarli in una fornace, sempre collocata a Triggiano.
Il lavoro richiedeva troppo tempo ed ogni minuto era prezioso per l'azienda,
quindi mi fu "suggerito" di bruciare
direttamente tutti i medicinali. Con discrezione, s'intende!
Verso la fine del settembre 1993 i "signori Lombardi" mi chiesero di partecipare
ad una manifestazione che il sindacalista Vincenzo
Bolognino (promotore della protesta del 1990) aveva indetto in piazza a
Conversano. Chiesi a cosa servisse la mia presenza e mi risposero che dovevo
solo andare a dare un'occhiata ... ascoltare quello che veniva detto...
Quella sera, mentre Bolognino parlava,
sentì qualcuno gridare che stava registrando tutto e che avrebbe denunciato per
quello che era stato affermato contro l'azienda. Mi girai in direzione di
quella voce che mi sembrava di conoscere e vidi Rocco Lombardi (figlio di Nicola Lombardi) e suo cugino Francesco Campagna che sventolavano con
disinvoltura un registratore.
I manifestanti, che avevano
riconosciuto i due ragazzi, li accerchiarono con brutte intenzioni.
Istintivamente mi buttai in mezzo alla mischia, attirai l'attenzione su di me e
i due riuscirono a defilarsi.
Il giorno dopo, arrivato in ufficio, il
primo ad accogliermi fu Nicola Lombardi
che si complimentò per l'aiuto dato al figlio; poi incontrai Paolo Lombardi
che, come il fratello, mi ringraziò e mi invitò ad accompagnarlo in discarica,
dove doveva incontrare una persona.
Durante il viaggio, mi chiese una mano
per riaprire la discarica che, a dire suo, gli era stata "tolta" in
maniera ingiusta. Domandai in che modo potevo aiutarli, visto che non conoscevo
nessuno a Conversano... Mi rispose che, arrivati in discarica, mi avrebbe fatto
conoscere una persona che nel 1990 gli aveva dato una mano a spostare tre
camion che bloccavano il passaggio in discarica. Per questo aiuto, quella
persona era stata ricompensata con 100milioni di lire (Diavolo! − pensai dentro
di me − questi hanno soldi da buttare se pagano una cifra così alta per non
ottenere nessun risultato...).
Giunti in discarica, dopo qualche
minuto arrivò questa persona, tale Giuseppe. Paolo Lombardi me lo presentò e mi
disse che sarebbe venuto il figlio e che dovevo trovargli un lavoretto in
discarica. Poi si allontanarono e si misero a parlare in privato. Più o meno
dopo un quarto d'ora si salutarono e riportai Paolo Lombardi a Triggiano. Sulla
strada del ritorno, mi confidò che questa persona lo proteggeva (non capii da
cosa... ma per me era lo stesso...).
Tornati in ufficio fui accolto dal
Dottor Vincenzo Lombardi, che come
gli altri due fratelli, prima si complimentò per aver aiutato i due ragazzi e
poi mi chiese di dare una mano per la riapertura, impegnandosi a farmi
conoscere altre persone di Conversano che potevano essermi d'aiuto.
«Va
bene... ». Questa fu la mia risposta, data senza pensare a cosa stavo
andando incontro.
Il giorno dopo, i tre fratelli Lombardi
mi presentarono Domenico Di Mise, Leonardo Totaro e tale Vincenzo (che dopo poco tempo lascerà
il gruppo). Tutti cittadini di Conversano disposti a farmi conoscere altri
amici insieme ai quali "lavorare" per riaprire la discarica.
Da quel momento, precisò il Dottor Vincenzo, dovevo pensare solo ad
organizzare le varie manifestazioni.
Nei giorni seguenti, Di Mise e Totaro
mi presentarono altra gente del posto, tra cui Michele Di Battista (ucciso in un agguato il 14 febbraio 2010). Tutti
ragazzi che vivevano alla giornata e a cui la riapertura della discarica non
interessava affatto. Vincenzo Lombardi, avendo intuito che questa poteva essere
la strada giusta, motivò i ragazzi offrendosi di pagare per "il
disturbo" ogni settimana: lungimirante come sempre, seppe sfruttare la
necessità di chi non sapeva come sopravvivere per raggiungere il proprio scopo.
Cominciai così a dedicarmi al nuovo
incarico ricevuto. Per prima cosa, con il gruppo di ragazzi che si era creato,
iniziammo a dar fastidio ai politici locali: andavamo alle riunioni di giunta
comunale e, non appena consiglieri o assessori iniziavano a parlare di
qualsiasi argomento, impedivamo loro di proseguire, dicendo di occuparsi dei
nostri posti di lavoro che avevamo perso a causa della chiusura della
discarica. In realtà nessuno di quei
ragazzi, a parte me, era davvero un operario della Lombardi che stava
rischiando il posto di lavoro.
Questa sceneggiata proseguì per tutto
il mese di Ottobre 1993. A Novembre
dello stesso anno mi fu "chiesto di alzare la posta" e, in
occasione dell'ennesimo Consiglio Comunale, decidemmo di occupare l'aula consiliare. Arrivarono i Carabinieri del
comando di Monopoli e della Stazione di Conversano e ci invitarono a terminare
la protesta in maniera bonaria. A quel punto chiesi di parlare con il Sindaco.
Dopo qualche minuto mi fu comunicato che il primo cittadino era indisponibile,
tuttavia il vicesindaco, l'ing. Abruzzese,
era pronto ad ascoltarci. Intese le ragioni della nostra protesta, Abruzzese mi
spiegò che l'unico ente che aveva il potere di riaprire la discarica era la
Provincia. Quando ci venne dato l'ultimatum
per sgombrare l'aula, acconsentì serenamente. Del resto il primo obiettivo era
raggiunto: ritornare a far parlare della riapertura della discarica.
L'indomani riportai a Triggiano quello
che era accaduto e mi venne dato il compito di continuare a manifestare in
Provincia. Prima, però, bisognava che il loro amico Gino Priore preparasse il
terreno, facendo due chiacchiere con l'assessore all'ambiente Lorenzo Fazio. «Torna in discarica e tieniti buoni i ragazzi, poi ti avviseremo quando
andare», queste le parole del Dottore che, nel congedarmi, mi dette un po'
di soldi da distribuire ai ragazzi.
Qualche giorno dopo fui chiamato dal
Dottor Vincenzo. Mi avvisava che potevamo andare in Provincia e che non dovevo
preoccuparmi di nulla: «Nessuno vi fermerà
e fate molto casino, come sai fare tu...». Ci venne messo a disposizione il
pullman della Lombardi e, una volta arrivati in Provincia, recitammo il solito copione, inscenando una
manifestazione che, seppur lasciò il suo segno, non fu ritenuta sufficiente dai Lombardi.
Dovevamo ritornare e "farci
sentire". Ci tenevamo o no al nostro lavoro? Il ricatto era servito e i
margini di scelta non erano molti.
Così organizzammo una seconda manifestazione ma, questa volta, entrammo negli uffici e riuscimmo a farci promettere che il Presidente sarebbe stato informato delle nostre richieste. Ingenuamente soddisfatti rientrammo a casa. E soddisfatto si dimostrò anche il Dottore: avrebbe parlato lui con Fazio e mi avrebbe fatto sapere il da farsi. Nel frattempo, dovevo continuare a "tenere buoni" i ragazzi (motivo per cui mi dette un altro po' di soldi da distribuire).
Così organizzammo una seconda manifestazione ma, questa volta, entrammo negli uffici e riuscimmo a farci promettere che il Presidente sarebbe stato informato delle nostre richieste. Ingenuamente soddisfatti rientrammo a casa. E soddisfatto si dimostrò anche il Dottore: avrebbe parlato lui con Fazio e mi avrebbe fatto sapere il da farsi. Nel frattempo, dovevo continuare a "tenere buoni" i ragazzi (motivo per cui mi dette un altro po' di soldi da distribuire).
La mattina dopo questo incontro ci
riunimmo in discarica con i ragazzi che volevano sapere cosa fare. «Dobbiamo
aspettare che ci diano disposizioni, per adesso datemi i vostri libretti di
lavoro così controlliamo che siano in regola». Infatti, i Lombardi mi avevano
chiesto di tenere tutto pronto in modo che, quando la discarica avrebbe
riaperto, i ragazzi sarebbero stati assunti e avrebbero iniziato a lavorare da
subito, senza perdere altro tempo.
Scusate... Chi
Delinque è Delinquente... ?
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