"Sommersi e
Salvati"
«Altri lidi convien trovare,
forse all'averno
dobbiam tornare.
Di verità abbiam fame
e a chi più speranza
non cale
è meglio ragion
domandare».
Questo Mister Bis pensava
mentre il cammino continuava
e col suo prode scudiero
ritornava indietro nel sentiero.
Ma dell'averno guscio
trovò serrato l'uscio,
ed una scritta, nera come pece,
tremar lo fece:
«L'oltreregno non
perdona mancanza
a chi ha mangiato sua
pietanza»
Il due volte primo in terra riscese
co'l dilemma ancor alle prese:
«Novo mi ritrovo alla
fin di questa gita
nel mezzo di cammin di mia
vita
che la dritta via è
smarrita,
e non so cosa proporre
alle folle
per non render lo
scettro molle.
Ai lombardi natii devo
pagar coscienza
eppur non trovo giusta
scienza!
Intrepido rigiro e insisto
ché non posso perder alloro
e mirto.
Ho battuto ogni strada
−non dimenticando
neanche la contrada −
pur di placar il vento
che dall'averno mi da
tormento.
Ho accolto l'agnellino
caro alla pecorella,
che la mia campagna fece
bella.
Più volte ho mostrato
grazia e perdono
a chi ha agito con dolo.
Se'l tendon veniva sacrificato
ho detto ch'era solo
venial peccato;
se fiamme e fuoco dilagavan
sui mercanti che non
pagavan,
ho detto ch'era grazia
del cielo
che evitava loro il gelo.
Non mi vien
intendimento
di altro esperimento
per onorare la promessa.
È tempo di abbandonar
la ressa
ad ogni scommessa
rinunciar
e sacrificar 'l capo
sull'altar»
Del due volte primo gli sforzi immani
non son sprecati o vani:
il venti e otto con gran sorpresa
il lombardo genio si palesa
e le carte son firmate nel Comune teatrino
per dar al regno Ristoro e zuccherino.
Così
salvato, il due volte primo
può
continuare a ingannar ogni cittadino
ed il
pezzo di storia deviato,
che di
corregger s'è dimenticato,
va in
men che non si dica annullato:
con silenzio
e oblio va colpito
il
delinquente impunito,
e che di
questa divin storia
non
s'abbia né fama né memoria.
Scusate...Chi Delinque
è Delinquente...?
È tempo di smettere di giocare con
i versi. Si avvicina il momento dei bilanci. Un bilancio che non può non
iniziare dalla conta degli amici che si sono spenti, punti e torturati dalla
serpe strisciante, che continua a girare boriosa nei Palazzi di questa città.
Una città dove l'Arte più comune è quella di sacrificare i propri figli. Una
città dove tutto è lecito se riesci ad ungere gli ingranaggi giusti, magari con
olio di percolato...
Conversano sveglia! I tuoi figli
continuano a cadere mentre resti addormentata a guardare la serpe trionfare. Quando
deciderai di abbandonare il torpore? Quando vedrai le strade lastricate di
tombe e dolore? Quando per guardare il volto dei tuoi cari non ti resterà che
volgere al passato gli occhi in lacrime?
Raccogli il tuo coraggio,
schiaccia la serpe e caccia via tutti i traditori. Non sono stati mai realmente
tuoi Figli. Non ti hanno mai considerato madre ma pubblica moglie da barattare
alla prima occasione. Incomincia, allora, a fare un po' di pulizia in casa, non
permettere a nessuno di sporcare il tuo nome.
Fa' che ti si ricordi come la Città
che ha sconfitto il potere oscuro dei cosiddetti signori; che ha rotto l'omertà
degli eletti del popolo che si son venduti per delle briciole, avanzate ai "raccoglitori
di letame".
Fa' che ti si ricordi come la
Città che ha difeso i suoi figli, dando un futuro senza serpi striscianti. Che
il coraggio, d'ora in poi, abbia la faccia di ogni cittadino che avrà imparato
a ribellarsi contro qualunque sopruso perpetrato da questa gentaglia, qualsiasi
ruolo essa abbia, politico o imprenditoriale.
Il Delinquente
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